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Perché a scuola la bocciatura sembra passata di moda?

In 10 anni i promossi aumentati mediamente del 10%

La bocciatura sembra passata di moda. Tra il 2013 e il 2018 il tasso di promozioni a fine anno è aumentato di quasi il 6%. Significa che abbiamo studenti più preparati e magari docenti più abili? Questo è un modo decisamente ottimistico di vedere le cose, che forse però non è molto realistico, le motivazioni del sempre più alto numero di promozioni e il conseguente calo delle bocciature, con ogni probabilità vanno ricercate altrove.

I livelli medi di apprendimento in lettura e matematica, sono tra gli studenti italiani i più bassi in Europa eppure si viene bocciati sempre meno, come mai? Il sistema di valutazione degli alunni nel tempo sembra ammorbidirsi sempre di più, ma per quale motivo uno studente che qualche anno fa sarebbe stato bocciato oggi viene invece quasi sempre promosso?

Prendiamo in esame in particolare l’ultimo decennio. Il Dpr Gelmini del 2009 stabiliva come criterio per l’ammissione all’esame di stato il sei in tutte le materie. Oggi alle medie, ad esempio, il decreto attuativo della legge 107, varato nel 2017 da Valeria Fedeli, ha previsto la promozione, deliberata dal consiglio di classe, anche nel caso di parziale o mancata acquisizione dei livelli di apprendimento, dunque anche se si ha meno di 6 in una o più materie.

Anche alla scuola primaria la bocciatura è limitata ormai a casi definibili come “eccezionali” e per bocciare un alunno serve la delibera, votata all’unanimità dei docenti contitolari. Alle superiori la “non ammissione alla classe successiva” scatta se si collezionano tante insufficienze più o meno gravi, secondo criteri stabiliti dal singolo collegio docenti. Nei confronti degli studenti con un’insufficienza non grave, anche in più materie, il consiglio di classe può sospendere lo scrutinio, in attesa che il debito formativo venga colmato in qualche modo. Si arriva così alla maturità, si potrà essere ammessi all’esame anche con un’insufficienza, previa delibera motivata del consiglio di classe. I test Invalsi, in tutto questo, continueranno a non avere peso.

Spesso le scuole professionali hanno criteri di valutazione ancor più blandi e anche volendo bocciare, i professori si trovano nell’oggettiva difficoltà di farlo. Nessuno vuole “far perdere un anno” ad un ragazzo, ma siamo certi che una bocciatura, se giustificata, faccia poi così male? Nell’anno scolastico 2013-2014, alle superiori, i promossi erano il 65,1% degli scrutinati, oggi sono il 71,1%, mentre gli ammessi all’esame di terza media hanno raggiunto il 98,3%, e quelli ammessi alla maturità il 96%.

Nei momenti di passaggio tra un grado di istruzione e l’altro, come ad esempio tra medie e superiori, si viene bocciati pochissimo, di sicuro l’intento è quello di evitare fughe di massa dalla scuola, ma forse la bontà della ricetta adottata andrebbe messa in discussione.

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Lorenzo

Laureato in Beni Culturali, appassionato di scrittura e web, interessato alle tematiche della formazione.

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